Siamo nel Salento degli anni ‘60, in una sartoria dove il tempo scorre lento, scandito dal rumore dell’ago e del filo — e dai divieti di un padre che tiene le sue quattro figlie strette al guinzaglio, perché a quei tempi le donne dovevano stare al loro posto e basta. Mimì è quella che sogna il cinema: si nasconde nella cabina di proiezione del cinematografo del paese, guarda le pellicole in bianco e nero fino a consumarsele negli occhi, e da lì nasce l’idea che un giorno vuole essere lei a stare dietro la macchina da presa. Giovanna ha il sangue ribelle, vive per la musica e non sa stare zitta quando le cose non vanno bene. Ada fa la pendolare fino a Lecce per lavorare in una manifattura di tabacco, ha un animo gentile e la testa sempre dentro un libro. E Maria, la più grande, sta per sposare l’uomo che il padre ha scelto per lei — un uomo perbene, questo sì, ma forse non basta la bontà quando manca tutto il resto.

Intorno a loro l’Italia si muove, cambia pelle: scioperi, occupazioni, le prime voci femministe che si fanno sentire. E dentro casa Elia si combatte una battaglia più piccola ma altrettanto vera — imparare a chiamare le cose col loro nome, il desiderio, la violenza subita in silenzio, il diritto di lavorare e di essere felici senza chiedere permesso. Mimì finisce per prendere davvero in mano una cinepresa e filmare tutto quello che la circonda: non cerca inquadrature belle, cerca la verità — gli sguardi delle sorelle, i gesti che dicono più delle parole, un matrimonio che sulla carta sembra perfetto e dentro trema.

Quello che resta di più, leggendolo, è il legame tra queste quattro donne — un’alleanza silenziosa che diventa la loro unica vera difesa in un mondo costruito apposta per tenerle sole e sottomesse. Viene naturale pensare a Piccole donne, ma qui c’è la consapevolezza in più che quello che oggi diamo per scontato — lavorare, amare chi si vuole, semplicemente esistere fuori dalle regole di un padre-padrone — allora era una lotta quotidiana, fatta di piccoli gesti di coraggio.

Chi ha già letto La portalettere o Domani, domani ritrova la stessa mano delicata, la stessa capacità di far sentire il lettore parte della famiglia. È il tipo di libro che, appena finito, ti fa venire voglia di tornare subito alla prima pagina e ricominciare.

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