“La figliastra” di Caroline Blackwood è un romanzo breve ma intensissimo, che scava con lucidità chirurgica nelle tensioni famigliari e nei silenzi carichi di rancore. La protagonista, una donna borghese lasciata dal marito, si ritrova a condividere l’appartamento con la giovane figliastra Renata, una presenza scomoda, muta, ingombrante.

La narrazione è tutta filtrata dallo sguardo della matrigna, che osserva e giudica la ragazza con crescente fastidio, quasi ossessione. Renata appare come un enigma: chiusa in sé, ingorda di dolci e completamente apatica, diventa per la donna lo specchio deformato di un fallimento più grande, quello della sua stessa vita.

Il romanzo è scritto con uno stile essenziale, secco, privo di compiacimenti. Non ci sono grandi eventi, ma il disagio cresce pagina dopo pagina, fino a saturare ogni angolo della narrazione. È la violenza dell’invisibile, dell’ordinario che si fa velenoso. Caroline Blackwood costruisce un dramma domestico che è anche una riflessione sottile sul potere, sull’abbandono e sulla crudeltà che può esistere nei legami più intimi. Un piccolo capolavoro di tensione psicologica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *