Tre donne, tre vite diverse e un condominio che diventa il luogo nel quale, lentamente, le loro storie finiscono per incontrarsi.

Le dirimpettaie di Serena Bortone è un romanzo che racconta soprattutto le donne, le loro scelte, i loro desideri e tutto ciò che per troppo tempo hanno imparato a mettere da parte.

Tina, Gabriella e Maria sono diverse per carattere e per modo di affrontare la vita. Eppure qualcosa le avvicina: tutte, in maniera diversa, si trovano a confrontarsi con ciò che gli altri hanno deciso che una donna dovrebbe essere.

Moglie.

Madre.

Compagna.

Figlia.

Ma anche persona, con desideri e aspirazioni che non sempre coincidono con quelli che la società o la famiglia si aspettano.

Il romanzo attraversa diversi decenni e permette di osservare, insieme alle protagoniste, un mondo che cambia.

Cambiano i costumi, cambiano le relazioni, cambiano le possibilità per le donne.

Ma cambiare mentalità è molto più difficile.

Le protagoniste devono infatti confrontarsi con condizionamenti che spesso sembrano naturali soltanto perché sono stati trasmessi per generazioni.

E proprio qui il romanzo diventa interessante.

Perché non racconta una liberazione improvvisa.

Racconta un percorso.

A volte fatto di passi avanti, altre volte di esitazioni e paure.

Tina, Gabriella e Maria non sono personaggi perfetti. Sono donne che sbagliano, desiderano, hanno paura e cercano, ciascuna a modo proprio, una forma di felicità possibile.

La loro forza sta proprio nella loro imperfezione.

Il condominio diventa quasi uno specchio della società.

Dietro le porte delle case esistono vite che dall’esterno possono sembrare normali, ma che nascondono inquietudini, rinunce, sogni e segreti.

E le tre dirimpettaie, guardandosi da una parte all’altra, finiscono per scoprire quanto possa essere importante avere qualcuno con cui condividere ciò che spesso non si riesce a dire agli altri.

La loro amicizia è uno degli elementi più belli del romanzo.

Non è un’amicizia idealizzata.

È fatta anche di differenze, incomprensioni e giudizi.

Ma è proprio attraverso il confronto che le tre donne imparano a conoscersi e, in qualche modo, a riconoscersi.

Il libro parla quindi anche di sorellanza.

Di quella solidarietà che può nascere tra donne quando smettono di guardarsi come rivali e iniziano a riconoscere nell’altra una parte della propria stessa esperienza.

Ma Le dirimpettaie è soprattutto un libro sulle scelte.

Sulla possibilità di cambiare idea.

Sul diritto di desiderare qualcosa di diverso.

Sul coraggio di mettere in discussione una vita che dall’esterno può sembrare perfetta.

E ci ricorda che non esiste un’unica forma di felicità.

C’è quella che arriva seguendo le aspettative degli altri e quella, molto più difficile, che nasce quando finalmente impariamo ad ascoltare ciò che vogliamo davvero.

Forse è questo il cuore del romanzo.

Diventare se stessi richiede spesso il coraggio di deludere qualcuno.

E non sempre è facile.

Ma arriva un momento nel quale continuare a vivere secondo ciò che gli altri si aspettano può diventare più doloroso che scegliere la propria strada.

Le dirimpettaie è così una storia di donne, ma anche una storia sul tempo.

Sul modo in cui gli anni trasformano le persone e sulle possibilità che continuano ad esistere anche quando pensiamo che sia troppo tardi.

Perché non c’è un’età precisa per ricominciare.

Non c’è un’età precisa per scegliere.

E non c’è un’età precisa per scoprire che una parte di noi è rimasta in attesa per troppo tempo.

Alla fine resta soprattutto una sensazione di libertà.

La libertà di poter guardare la propria vita e chiedersi non più “che cosa dovrei fare?”, ma:

“Che cosa voglio davvero?”

Ed è forse questa la domanda più difficile e più bella che le tre dirimpettaie ci lasciano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *