Ci sono eredità che non si ricevono con orgoglio, ma con paura. Sono quelle che arrivano da un passato che non abbiamo scelto e che, nonostante tutto, rischia di diventare la misura con cui gli altri ci guardano. Thornbird di E. Kennedy parte proprio da questa inquietudine e costruisce un thriller young adult che mette al centro non soltanto un mistero, ma soprattutto una domanda sull’identità: quanto possiamo essere diversi da ciò da cui proveniamo?
Ryan Shipley torna a Starling, la cittadina del Tennessee dove è cresciuta, cercando di passare inosservata. Ma Ryan custodisce un segreto enorme: il suo vero nome è Gabrielle Thorn ed è la figlia di Gabriel Thorn, un famigerato serial killer. Dieci anni dopo l’arresto del padre, il passato torna prepotentemente a occupare lo spazio della sua vita, mentre una nuova ricerca sulle vittime riaccende l’attenzione della comunità.
Il romanzo funziona perché il mistero esterno si accompagna a un conflitto molto più intimo. Ryan non deve soltanto capire cosa si nasconde dietro nuovi indizi e strane coincidenze: deve anche fare i conti con la propria storia familiare e con il peso di essere associata alle azioni di un uomo che ha compiuto qualcosa di terribile.
Intorno a lei si muovono amicizie, relazioni e sentimenti adolescenziali, ma anche personaggi che sembrano avere qualcosa da nascondere. Starling diventa così un luogo nel quale tutti osservano tutti, mentre la ricerca della verità rischia continuamente di trasformarsi in una nuova forma di giudizio.
La parte più interessante del romanzo è proprio questa riflessione sulla colpa e sull’identità. Ryan non è responsabile delle azioni del padre, ma deve convivere con le conseguenze di quelle azioni. E. Kennedy riesce a trasformare questa condizione in una tensione narrativa costante: il lettore non si chiede soltanto chi stia dicendo la verità, ma anche quanto sia possibile liberarsi dall’immagine che gli altri hanno costruito di noi.
Thornbird è quindi un thriller costruito sul mistero, ma attraversato da temi più profondi: la famiglia, il trauma, il pregiudizio, il bisogno di appartenere e soprattutto la possibilità di scegliere chi diventare.
Perché forse la domanda più inquietante non è sapere da dove veniamo, ma capire se il nostro passato abbia davvero il diritto di decidere chi saremo.
E Ryan dovrà trovare la risposta proprio lì dove tutti sembrano avere già deciso chi è.
