Roma, ultimo anno di guerra. In un piccolo convento francescano di periferia, non lontano dalla Salaria, succede una cosa quasi impossibile da immaginare: al piano terra i tedeschi allestiscono un’infermeria. Al piano di sopra, nascoste, vivono alcune famiglie ebree scampate per miracolo al rastrellamento del Ghetto. Tra i due mondi — i nemici sotto, i perseguitati sopra — c’è solo una scala. E il coraggio silenzioso di sette suore, guidate da suor Ignazia, tedesca lei stessa, austera in apparenza ma capace di una dolcezza profonda quando serve davvero.

Roma, in quei mesi, non è per niente una città tranquilla. I tedeschi, sentendo avvicinarsi la sconfitta, stringono la presa sempre più forte; gli alleati faticano ad arrivare; i romani pagano con il sangue ogni piccolo gesto di ribellione. In una città distrutta dalla fame, dalle bombe, dal terrore, gli ebrei vengono braccati come i nemici più temuti. E mentre in Vaticano si negozia in segreto la resa tedesca e il Papa sceglie di muoversi con prudenza, sono proprio i luoghi sacri — i conventi, le chiese — ad aprire le porte di nascosto, sfidando ogni regola, per accogliere chi non ha più nessun posto dove andare.

Il libro racconta due cose insieme, tenute vicine pagina dopo pagina: la vita quotidiana di queste suore — i profumi del giardino, le rose per la statua della Madonna, i canti di Natale che si mescolano ai riti dello Shabbat, la marmellata di ciliegie che riesce a far tornare il sorriso al piccolo Lele, un bambino travolto da una guerra troppo grande per lui — e, in corsivo, spezzoni della grande Storia che scorreva parallela: le stragi di quei giorni, lo sbarco di Anzio, i fatti veri che facevano da sfondo a questa storia più piccola e più intima.

È un romanzo corale, nato da una vicenda realmente accaduta, che dà finalmente voce a chi per decenni è rimasto ai margini dei racconti sulla guerra: religiose che, senza nessun calcolo politico, senza clamore, hanno scelto semplicemente di restare umane fino in fondo — mettendo a rischio la propria vita per salvare quella di persone che non conoscevano nemmeno. Chi lo legge racconta di essersene lasciato trascinare completamente dentro — capitoli brevi, ritmo che non molla mai, la sensazione costante che ogni piccolo gesto possa decidere il destino di intere famiglie. Un libro che, prima di tutto, sembra chiedere una cosa sola: non smettere mai di restare umani, neanche nei momenti più bui.

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