Francesca e Tommaso sono una coppia come tante all’inizio. Lui è timido, ma anche uno di quelli che si definirebbero romantici senza speranza — la accompagna ovunque, la protegge, convinto in fondo che amare significhi non perdere mai di vista chi si ama. All’inizio niente sembra fuori posto. Aperitivi al bar, passeggiate sul Lungotevere, messaggi che si scambiano fino a notte fonda, piccoli riti che sembrano solo gesti d’affetto. Poi Francesca parte per un Erasmus, e qualcosa comincia a incrinarsi.
Tommaso, roso dai sospetti, comincia lentamente — quasi senza che nessuno dei due se ne accorga — a trasformare quella relazione in una gabbia. E quando lei prova a prendere un po’ di distanza, viene a galla qualcosa di molto più inquietante di una semplice gelosia: quelle attenzioni che sembravano premura, che sembravano amore vero, sono in realtà una forma di possesso mascherata bene. La gelosia si traveste da cura, la rinuncia da prova d’amore — e Francesca, piano piano, si ritrova a scoprire una cosa che fa male ammettere: in quella relazione, desiderare qualcosa per sé non sembra nemmeno un suo diritto. Forse non lo è nemmeno esistere, se non attraverso gli occhi di lui.
È un libro che va a scavare nel lato più buio dell’amore — quello di uomini disposti a tutto pur di tenere il controllo su una donna, anche quando quel controllo si presenta vestito da premura, da protezione, da paura di perderla. Armeni, che ha già raccontato con delicatezza altre storie di donne — dalla Resistenza romana alle suore che nascosero famiglie ebree durante l’occupazione — porta qui lo stesso sguardo attento su un tema molto più vicino a tutti noi: come la violenza psicologica in una relazione possa insinuarsi piano, quasi in punta di piedi, fino a diventare l’aria stessa che si respira, senza che nemmeno ce ne si accorga più.
