La controra del Barolo è un romanzo noir che mescola mistero, introspezione e tensione sociale, ambientato in un Piemonte rurale dove il tempo sembra scorrere più lentamente, come durante “la controra” — quel momento sospeso del primo pomeriggio, in cui il caldo e il silenzio sembrano bloccare ogni cosa.
La storia ruota attorno al furto inspiegabile di un cadavere dal cimitero di un piccolo paese, un evento che rompe l’equilibrio della comunità e richiama sul posto il commissario Pinguino Bova, personaggio insolito e pieno di contraddizioni. Il ritmo del romanzo è lento ma denso, fatto di dialoghi scarni e atmosfere sospese, in cui ogni parola pesa.
Tosco scrive con uno stile ricercato, a tratti lirico, ma mai gratuito: le descrizioni del paesaggio collinare, dei vigneti e delle vecchie case in pietra diventano parte integrante della tensione narrativa. Il Barolo, vino simbolico e terreno, accompagna la narrazione come un doppio della verità che i personaggi cercano di afferrare e nascondere.
Il libro non è solo un giallo: è anche una riflessione sulla memoria collettiva, sulle ipocrisie delle comunità chiuse, e su come la violenza possa covare sotto la superficie della tradizione.
